Dietro l’arazzo di Lenny McGee

Apparso in traduzione italiana prima ancora di essere pubblicato nella sua lingua originale, Dietro l’arazzo di Lenny McGee (traduzione di Riccardo Duranti, Coazinzola Press, 2016) è un romanzo dalla struttura narrativa insolita nel panorama dell’editoria odierna e una storia interessante per due ragioni. La prima, è che sfata il luogo comune che i traduttori siano personaggi chiusi in una stanza a lavorare giorno e notte su un testo e nient’altro che questo. La seconda è che il romanzo sembra il risultato di un esperimento meta letterario e meta traduttivo (se non fosse che la traduzione stessa di un testo, nel suo risultato, è già un metatesto) perché non solo è un romanzo sul traduttore di Don Chisciotte, uno dei romanzi più importanti dell’umanità, ma un lungo racconto epistolare a più voci che due studiosi tirano fuori da una cassa contenente un carteggio e portata nel lontano 1649 dalla Spagna in America. Il prologo è in realtà un pretesto per aprire al lettore la porta di un lungo racconto sulle vicissitudini di Thomas Shelton e del suo amore per Eva Saavedra, un personaggio interessante, forse il migliore di tutto il romanzo.

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Don Chisciotte e Sancho Panza nell’illustrazione di Honoré Daumier

La storia di Shelton, che eseguì la prima traduzione in assoluto del capolavoro di Cervantes, è soprattutto la storia del suo pellegrinaggio attraverso l’Europa, una sorta di chierico vagante coinvolto nelle vicissitudini del proprio tempo. Al di là degli accenni meta letterari, il romanzo è, soprattutto, la storia di una vita divisa tra l’attività intellettuale e le traversie della sopravvivenza, l’esilio e il desiderio di ricongiungersi alla famiglia, una storia privata che diventa biografia di un pellegrinaggio linguistico, geografico, e in fin dei conti  politico, in cui si intersecano attività di collegamento, mediazione culturale, mediazione politica, rappresentazioni teatrali, intrighi diplomatici, amicizia, amore familiare.

Narrata in una cornice composita di carteggi, dialoghi, e monologhi interiori, la storia si dipana nell’Europa tra il 1589 e il 1620, sullo sfondo di una serie di vicissitudini tra cui le attività di collegamento, cospirazione e spionaggio che gli Irlandesi cominciarono a intessere con gli Spagnoli in un continente dilaniato dalle lotte di religione e dalle reti di potere che ne erano la diretta conseguenza. Sullo sfondo di un quadro politico complicato, in cui l’Inghilterra aveva cominciato a esercitare un potere di controllo più serrato sulle reti irlandesi, si erano organizzati anche complicati sistemi di comunicazione epistolare con corrieri che portavano missive al di là dei confini. Tra il 1594 e il 1603, il potere inglese in Irlanda subì una serie di tentativi di sovvertimento quando O’Neill e O’Donnell, i capi della provincia settentrionale dell’Ulster si ribellarono al governo inglese. La guerra si diffuse in tutto il paese e i due ottennero aiuto militare dalla Spagna, l’acerrimo nemico dell’Inghilterra, e con questa in guerra. Le forze spagnole vennero però sconfitte dalle forze inglesi durante la Battaglia di Kinsale nel 1601 e O’Neill e i suoi alleati si arresero a Giacomo I nel 1603. La sconfitta rafforzò le autorità inglesi a Dublino, che stabilirono un controllo più serrato sull’Irlanda per la prima volta, imponendo una forma di giustizia centralizzata su tutta l’isola, disarmando le varie signorie locali, sia inglesi che irlandesi.

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Dipinto della battaglia di Kinsale, Trinity College

In un contesto complicato dai fatti storici e costellato di personaggi reali e fittizi, il romanzo di McGee racconta però quello che succede dietro le quinte, tra le pieghe della Storia, negli interstizi della vita vissuta nella sua prosaicità e nelle sue difficoltà quotidiane; la disfatta delle forze irlandesi in attesa dell’aiuto spagnolo è descritta come un avvenimento dietro le quinte, tra i tanti che si affastellano nelle lettere e nei dialoghi, in cui emerge predominante la vita privata dei personaggi, i loro rapporti, le loro voci. Da questo punto di vista il romanzo allude agli avvenimenti storici più che narrarli, adottando lo stratagemma usato spesso nel teatro elisabettiano (quando un personaggio entrava in scena per evocare un avvenimento) più che la descrizione in presa diretta tipica del romanzo storico. I carteggi si intersecano con monologhi e dialoghi quotidiani che iniziano nel seminario di Valladolid per poi seguire i personaggi con cui Thomas intesse rapporti e relazioni, si sposta, tra Madrid, Londra, le Fiandre, Dublino, Parigi… Il padre del capolavoro letterario di lingua spagnola si muove come un’ombra silenziosa tra le pagine, evocato dall’attività costante di Thomas nel trasporre la sua “bislacca e fantasiosa” storia in una versione in lingua inglese mentre un certo Will di Londra, lo stesso Thomas Nugent e altri prendono parola, scrivono, emergono come le tante figure che possono aver popolato la vita di Shelton, che finì persino a Roma, dove nel romanzo viene descritta una rappresentazione di Monteverdi e Shelton offre una descrizione di Tivoli che è tra le parti migliori del libro. Su questo sfondo, McGee immagina una vita d’azione e di avventura per Shelton, innamoratissimo di Eva Saveedra ma anche incastrato in avvenimenti più grandi di lui, fino a ritrovarsi esiliato e bandito dal suo paese.

Shelton fu in realtà una figura interessante ma oscura; forse definibile come un vero e proprio mediatore culturale perché tradusse per la prima volta in assoluto e in qualsiasi lingua il grande romanzo di Cervantes. Portata a termine in soli due anni, la traduzione di Shelton cambiò il corso della letteratura inglese pur restando, il suo traduttore, una figura poco nota, presente nell’Oxford Dictionary of National Biography, ma di fatto, come tanti altri nomi anche più importanti di quel periodo, avvolto nel mistero a causa di scarse informazioni e omonimie.

La ricostruzione fittizia della vita di Shelton, basata sui risultati delle accurate ricerche di Anamarìa Crowe Serrano, interseca gli eventi storici in modo da confermare il ruolo di Thomas Lodge, mediatore tra Shelton e l’editore londinese Blount (quello a cui dobbiamo gran parte dei testi shakespeariani). Il risultato è un intrico di voci e punti di vista, avvenimenti ed episodi in cui seguiamo Shelton in presa diretta e lo vediamo vivere attraverso la sua voce fino a quando, di città in città e nella sequenza degli avvenimenti anche avversi della sua vita immaginaria finisce a Parigi dove conduce una dolorosa vita di esule nel tentativo di ricongiungersi all’amata e al figliolo.

Se la traduzione che ognuno di noi legge di un libro appare come un bel lavoro visto da davanti, in grado di ricomporre le figure e offrirci un’immagine compiuta della storia e della lingua con cui essa è stata narrata, quello che il libro di McGee già dal titolo evoca (e nella narrazione restituisce anche meticolosamente) è la visuale da dietro, quella della vita “reale” di chi esegue il lavoro e che ci restituisce un metodo simile a quello usato per verificare la vera qualità di un manufatto: “le traduzioni sono come guardare la parte sbagliata di un arazzo […] in realtà guardare il retro dell’arazzo è esattamente il metodo che si usa per giudicare la qualità del manufatto: si controlla proprio se i nodi sono stati eseguiti ad arte” dice a un certo punto il protagonista. Chiunque abbia tradotto un libro o semplicemente lavorato un tessuto (cosa che richiede una magistrale manualità e una sapienza peculiari) sa di cosa parliamo e sa quanta abilità e conoscenza siano necessarie per mettere in ordine i nodi, giustapporre le figure, dare organicità alla lingua per restituire un quadro che, come una vita, può essere molto più dinamico di quanto si pensi. In questo senso forse sta la metaletterarietà di questo romanzo, pubblicato prima di tutto in traduzione, per raccontare la vita complicata di un traduttore del suo tempo alle prese con un capolavoro che, come il cavaliere errante che ne è protagonista, inizia il suo viaggio in Europa con la traduzione di un mediatore, errante anch’egli, non diversamente da ciò che avviene ed è sempre avvenuto quando si parla di traduzione.

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